LA FELICITÀ (seconda parte)

 

 

 


 

 

 

 

 

 

LA SAGGEZZA DELL’IMPERMANENZA come ricerca di se stessi al fine di trovare quelle risorse che permettano di governare il mutevole, incessante e continuo fluire della vita

LA LENTEZZA E LA PONDERAZIONE
perché il tempo della saggezza è un tempo lento, nella fretta si fugge da se stessi e dalla paura di soffrire e ci si impedisce anche la gioia, perché entrambi sono parte dell’essere vivi

PERDONO
cioè esprimere in modo “ecologico”, ovvero scevro da inquinamenti, le emozioni negative come rabbia, odio, invidia e fare in modo che queste emozioni non abbiano modo di sedimentarsi, riuscendo a vincere la paura atavica di non essere amati, riconosciuti o abbandonati

Con questa consapevolezza è possibile incrementare la nostra energia vitale positiva unico antidoto al veleno di un sistema di vita spesso troppo invasivo ed opprimente. Lo Zen ci stimola a ridurre ogni forma di attaccamento fino a fare in modo che scompaia, perché attaccarsi a qualcosa significa dipendere da essa, significa perdere la libertà.

L’evoluzione profonda consiste nell’ accettare il destino inteso come abbandono della pretesa che vorrebbe vederci protagonisti di una opposizione vincente e duratura rispetto al corso degli eventi. Ma ciò non è possibile!
Possiamo invece impegnarci a vivere la pratica delle virtù universali, come l’onestà, vivere coerentemente con i nostri valori e uscire dalla menzogna e dalla cultura degli alibi,  consacrare la vita ad uno scopo, impegnarsi con passione e perseveranza in qualcosa, coltivare e praticare l’umiltà, ovvero migliorarsi quotidianamente evitando di auto svalutarsi ed imparando ad essere equilibrati nei complimenti verso se stessi, imparando a perdonare i nostri genitori qualora non avessero avuto la forza o la capacità di elargire quella protezione tanto agognata nella nostra età infantile.

Essere consapevoli che un lungo cammino comincia da un passo.

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